BREVE CATALOGO 2019

Lo spazio, la luce, la superficie sono la materia attorno a cui Luigi Rossanigo ha sviluppato la sua ricerca artistica. I mezzi di cui si serve per condurre la sua indagine sono la monocromia e l'estroflessione della tela, elementi stilistici interdipendenti, nati per non sovrapporsi ma per affermare separatamente la propria forte valenza funzionale nella genesi dell'opera. Da Malevic in poi sappiamo che il monocromo serve per sottolineare le forme geometriche che diventano il soggetto stesso della pittura nella loro massima sintesi e purezza di elementi.

Anche le opere di Rossanigo nascono nell'anonimo silenzio di una forma geometrica pura. Esse non hanno più storie da raccontare o bellezze da sciorinare ma nel loro minimalismo tradiscono il raggiungimento, da parte della volontà dell'artista, dei limiti estremi per costruire un'opera d'arte: lo spazio e il colore a monocromo. E' su questa situazione di partenza che l'artista interviene decidendone il destino. Le tele sono scosse dall'interno da un perpetuo moto ondulatorio che le deforma, le solleva verso cime baciate dalla luce, per precipitarle poi verso bui anfratti, creando movimenti tellurici obbedienti solo alla volontà creatrice dell'artista demiurgo. Rossanigo ha in mano le leve che dettano il movimento e lo conduce secondo la propria sensibilità, dettandone ritmi, forme e tempi secondo spartiti musicali noti solo a lui. I silenzi della monocromia dominano sopra questi paesaggi senza nome e senza patria, cancellando ogni pur lontano riferimento all'uomo e alle sue storie. L'opera è proiettata oltre la dimensione del contingente, a scoprire nuovi modelli estetici.

Oggi Rossanigo muove la tela con piccole forme ovali, che vanno a combinarsi in equilibrate composizioni geometriche quasi estranee alle tormentate tensioni che hanno a lungo agitato le opere dell'artista. Forse davvero un periodo si è chiuso con l'affacciarsi di una più rasserenata visione della realtà. Rimane intatto l'incanto del colore squillante nell'intensità estraniante del monocromo.

 

Giuseppe Castelli