L'Araldo -Maggio 2019

8. Giu, 2019

TAMTAM-Maggio 2019

-IL PICCOLO- Ottobre 2016

      Novembre 2015     “TAM TAM”

             LUIGI ROSSANIGO

             di Chiara Lombardi

 

E’ molto difficile essere obiettivi quando si scrive di un Amico, perché l’affetto che si prova per lui tende a prevalere, e si rischia di essere imparziali e di dire troppo o troppo poco. Ma a Luigi Rossanigo non posso esimermi dal dedicare un articolo. In primis, perché è un Pievese Doc: nato nel 1948, ha vissuto e vive a Pieve del Cairo dove, sin da giovanissimo, ha partecipato attivamente all’attività politica, coronando questo percorso con l’elezione a Sindaco nel 2005. E poi perché è non solo dell’impeccabile lato umano che vorrei raccontare. Fra i mille impegni di Luigi, infatti, tra la dedizione alla famiglia, al lavoro e all’impegno politico, emerge preponderante la sua passione per l’Arte. Un amore nato con lui, che lo accompagna da sempre e lo sostiene nei momenti più difficili; una passione vera, che lo ha portato a realizzare numerosissime opere di prestigio.

Luigi si è avvicinato alla pittura e, in misura minore, alla scultura verso la fine degli anni sessanta. Ispirato dalla inquietante genialità di Salvatore Scarpitta, fa il suo ingresso nel Centro Artistico Culturale “G. Amisani” di Mede, dove partecipa concretamente alle discussioni e allo sviluppo della cultura, ma dove soprattutto esprime il suo talento, esponendo per la prima volta le proprie opere nel 1970. Di qui, è tutto un crescendo: le mostre personali si susseguono, da Torrazza Coste a Cuba, da Carrara a Bologna, passando per Massa , Livorno, Pisa, Chiavari, senza mai dimenticare di esporre anche nella sua Pieve del Cairo.

Perché, in effetti, è questo che colpisce di Luigi: la sua semplicità e al contempo la sua raffinatezza, la sua umiltà e al contempo la sua immensa cultura. Sentirlo raccontare di Arte incanta, perché lui la rende davvero accessibile a tutti, pur nell’astrusità dell’Arte moderna.

Difatti, egli si è dedicato inizialmente all’arte figurativa , ma poi si è orientato verso l’opposta corrente pittorica dell’informale e ancora, successivamente, è approdato al surrealismo (e il personaggio mitologico di Ulisse è stato il preferito per raccontare graficamente le sue riflessioni sulla vita)  . La frequentazione dall’89 in poi dello scultore Luciano Massari e immerso in quel fantastico mondo  monocromatico delle sculture in  marmo  di Carrara,  Luigi  ritorna a pensare al vecchio amore per l’Arte informale ,ma questa volta ricordando i volumi delle sculture ed ecco nascere il suo nuovo mondo espressivo che è per questo che è stato da molti esperti definito un “pittoscultore .  Grande successo, personale e pubblico, hanno riscosso le sue tele estroflesse: consistono nell’uso di una particolare tecnica di lavorazione della tela, volta quasi a dilatarla il più possibile, creando un suggestivo gioco di luce/ombra, a metà tra la pittura e la scultura. Questi quadri solitamente sono monocromatici, ma sovente Luigi li arricchisce con stoffe, accessori, foglia d’oro, ideando qualcosa di originale e dal significato molto profondo. E proprio l’originalità e l’autonomia, sia pure quando inserito in una condivisa corrente artistica, hanno sempre contraddistinto il genio creativo di Luigi Rossanigo. 

Quelle di Luigi, possono essere più propriamente definite “Suggestioni d’Arte”.

E “Suggestioni d’Arte” sarà il titolo della prossima mostra, che si terrà dal 5 al 20 dicembre presso il Castello Sangiuliani di Mede. Saranno esposte più di settanta straordinarie opere (alcune pensate e subito realizzate, altre frutto di un lavoro più lungo e complesso) che stupiranno piacevolmente voi visitatori. Un susseguirsi di vita, di gioia, di rancore e di dolore, vi accompagnerà e guiderà il vostro istinto a soffermarvi a riflettere. Un percorso di crescita, privata e artistica, illustrato, trasposto su tela. Un perfetto connubio tra un pannello bianco e stoffe e colori, aggiunti in base forse all’umore ma che spesso ci riportano alle comuni vicissitudini quotidiane. Tele estroflesse verticali, che protendono al cielo e verso l’infinito. “Finestre aperte su un retro che non c’è, dove a volte  trovi uno specchio che ti rimanda l’immagine, la tua immagine” che rendono partecipe il fruitore dell’opera stessa, proprio come scrive Roberto Vaggi, curatore della mostra.  E tra queste opere, ve ne saranno venti contrassegnate dal simbolo “Airc”: l’intera cifra dell’acquisto sarà, per scelta personalissima di Luigi, totalmente devoluta all’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Perché essere Artisti è anche questo: è sapere che la tua Arte può arricchire qualcun altro,è sperare che la tua Arte possa aiutare qualcun altro.Il dovere dell’Artista è quello di “mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini”: e Luigi Rossanigo riesce egregiamente nell’intento.

 

 

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Sabato 5 Settembre alle ore 17.00 il Castello Sangiuliani di Mede è stato protagonista dell'inaugurazione della mostra d'arte del pievese Luigi Rossanigo. La mostra è intitolata Suggestioni d'Arte ed è stata curata da Roberto Vaggi, il quale ha aperto l'evento con un lungo intervento che ha spaziato nel vasto mondo dell'arte, fornendo indicazioni al pubblico presente allo scopo di agevolare la comprensione di una tipologia di pittura a prima vista molto ostica. JAB TV ha intervistato Luigi Rossanigo in occasione dell'inaugurazione della mostra.

Luigi, a giudicare dal numero di persone presenti oggi, la tua mostra sta riscuotendo un grande successo. Quando hai avuto l'idea di esporre a Mede i tuoi quadri?

L'idea è nata tre anni fa: volevo fare una mostra per l' A.I.R.C (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ndr), al quale devolverò il frutto dell'eventuale cessione di alcune delle opere esposte.
Ma si può dire che questo progetto, in parte, è partito anche nel 1993, quando ho inaugurato una mostra simile a Carrara assieme a Luciano Massari, in un momento molto difficile della mia vita.
Già tre anni fa mi ero accordato con l'assessore alla cultura del Comune di Mede per fare questa mostra, ma ho dovuto rimandare a causa di alcuni imprevisti. 
Alcune di queste opere esposte oggi sono nuove, mentre altre le avevo conservate per un'occasione simile.

Quante mostre hai inaugurato fino ad oggi?

Fino ad ora ho inaugurato molte mostre, ma sono solo una decina quelle in linea con lo stile delle opere esposte qui oggi.
Questo stile lo si può definire "Pittoscultura", ed è composto da estroflessioni che sporgono dal quadro in direzione del fruitore.
In realtò, io ho un retaggio diverso di cultura, che più che altro deriva da un ventennio legato al Surrealismo. Le mie prime mostre in ambito locale, infatti, sono state legate a questo movimento artistico, dove ricorrente era il tema di Ulisse, colui che viaggiava per il mondo. Ulisse, in quanto spirito libero, era accompagnato dall'arco, strumento necessario per rappresentare lo slancio verso la libertà. 
A questo proposito, credo che non sia mai stata raccontata una storia di libertà come quella di Ulisse, personaggio capace di ergersi a rappresentante supremo di questo "sentimento".

Questo stile da te definito "Pittoscultura" cosa simboleggia?

Simboleggia la rabbia che sento, una rabbia interna che mi fa essere impetuoso e desideroso di uscire dalla tela. Questo sentimento è espresso dalle protuberanze che sporgono dal quadro, ma anche dalle nervose pieghe della tela che lo compongono.
Credo però che la bellezza dell'arte contemporanea risieda anche nel fatto che consente libertà di interpretazione a chiunque ne osservi un'opera.

Qual'è il filo conduttore che lega tutte le tue opere presenti oggi?

Prima di tutto, il colore. Quando utilizzo un colore forte come il rosso, ad esempio, è molto significativo per me: rappresenta un mio impetuoso desiderio di rompere gli schemi, e di fare qualcosa di più turbolento.
La dimensione è un altro fattore molto importante: molti di questi quadri, infatti, sono verticali, stretti e alti. Questo simboleggia una mia ansia nel non riuscire ad esprimermi, ma anche una tensione verso la libertà. 
Anche le farfalle monocrome, colorate di bianco, che ho usato in qualche quadro, simboleggiano la libertà, oltre ai consueti concetti di vita/morte. Secondo la mia visione artistica, la farfalla si può librare nello spazio imposto dalla tela ed essere libera.
Allo stesso modo, lo stesso significato ha la lumaca, che ho usato in alcune opere passate: la lumaca come simbolo di vita.
Vedo questi quadri come dei trampolini per poter andare oltre e liberarmi la mente. 
Tra le mie opere, forse l'espressione artistica più impetuosa che sono riuscito a manifestare fino ad ora risiede nel quadro che raffigura la "Crocifissione": questo quadro ha rappresentato un'espressione molto forte, ed è quello che sono riuscito a fare più velocemente di tutti gli altri. Qui il colore viola è predominante, ed è teso a rappresentare la morte; il colore oro, invece, rappresenta la bellezza della vita. Quest'opera è nata in un periodo molto sofferente della mia vita, in cui mi sentivo impotente.
Questa mia impotenza è sempre stata legata al luogo in cui vivo, e amo vivere: la Lomellina. Purtroppo vivere in un paese piccolo ha sempre oppresso la mia libertà espressiva artistica.
Ma si tratta di un mio modo di vivere questa situazione, e di questo non incolpo nessun altro se non me stesso.

A proposito di questa sensazione che tu affermi di provare: ad oggi senti di avere ancora molto da dare in campo artistico?

Assolutamente. Credo di poter dare molto di più. Vorrei davvero sapermi esprimere in maniera più impetuosa, artisticamente parlando. Ma soprattutto vorrei essere capace di esprimermi al meglio con le mie opere: fino a quando non riuscirò a farlo, non potrò definirmi davvero "maturo" in campo artistico.

La mostra rimarrà aperta al pubblico presso il Castello Sangiuliani di Mede da lunedì al giovedì dalle 16:00 alle 18:00 e sabato, domenica e festivi dalle 10:30 alle 12.30 e dalle 16:00 alle 19:00 sino a domenica 20 dicembre.

Martina Vaggi

 

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